La Parrocchia

La Parrocchia

Orario Sante Messe

Venerdì 1 gennaio

  • S. Messa ore 15:00

Domenica 3 gennaio

  • S. Messa ore 11.00

Sospese le Messe prefestive.

  • Lunedì – Sabato
    20:00
  • Domenica
    8:00 – 11:00

Sito ufficiale Diocesi di Faenza-Modigliana

Omelia della Domenica

“La Parrocchia Famiglia di Famiglie”

Cavallo di battaglia del Parroco di Pieve Cesato Mons. Vittorio Santandrea. Spinto dalla profondità di questa frase il Don è sempre al lavoro per permettere alle famiglie della parrocchia di trovare un posto bello e comfortevole.

La Storia

Sulla data del primo insediamento vi sono diverse versioni: 755 d.C. – 775 d.C. – 889 d.C. Di certo presso l’Archivio dell’Archidiocesi di Ravenna è conservata una pergamena del 20/11/889 che dà testimonianza dell’antica Pieve. (“La duchessa Engelrada concede in affitto terreni e vigne in Massa Prata Territoris Faventino Plebe S. Joannis qui vocatur in Axigata”) Nel margine superiore della pergamena una mano del XVII-XVIII ha scritto la data 775, probabilmente indotto in errore dalla annotazione suddetta. Per dirimere la questione sulla data sarebbero necessarie delle testimonianze archeologiche che non si escludono, scavando intorno alla costruzione dell’edificio sacro. Fin dalle sue origini la Pieve di Cesato ha risentito di influenze ravennati come testimoniano il suo impianto architettonico simile a quello delle Basiliche paleocristiane della zona di Ravenna, ciò è noto da una cospicua serie di documenti rinvenuti nell’archivio della suddetta città, documenti che portono date dal 889 in poi.

Sull’edificio sacro si sono succeduti vari interventi che hanno reso quasi del tutto irriconoscibile l’antica struttura romanica a tre navate. E’ stato lo studioso Gerola (1914) che ha descritto in un suo saggio i risultati emersi nel corso degli scavi e dei sondaggi che la Soprintendenza effettuò nel novembre del 1913. Così, come nel disegno, doveva apparire l’antica Pieve di Cesato.

Per quanto concerne il Campanile della Pieve va riferito che nei giorni 23-24-25 luglio del 1950 si è fatto uno scavo nell’angolo sud/ovest ove si aveva notizia dell’antico campanile. “Alla profondità di metri 3,70 iniziano le fondamenta e continuano sempre più in basso in buono stato. Il capomastro Pietro Renzi di Russi, imprenditore ed esecutore di fabbricati edili, presente nelle fasi dello scavo, sostiene possono essere una base valida per la ricostruzione di un nuovo campanile di discreta altezza”. Questa nota è dell’Arciprete Sante Minghetti che l’ha scritta di suo pugno nella prima pagina del Registro dei Battesimi anni 1936-1999. Il Campanile, specialmente nella vita della campagna aveva tutta una sua importanza: invitava la gente del contado alla Messa nel giorno di festa, alle riunioni, serviva per avvisare se vi era un incendio. Inoltre scandiva il tempo della giornata: della Messa mattutina, del mezzogiorno, dell’Angelus, dell’Ave Maria nel Vespro per indicare la fine del lavoro nei campi.

Le Pievi furono le chiese matrici di altre chiese che sorsero solo in seguito. Venivano chiamate anche Chiese battesimali perché avevano il privilegio di avere il Battistero. Nelle Pievi veniva inviato dal Vescovo un certo numero di Presbiteri, si formava così una Comunità organizzata per l’esercizio del ministero sacro, a capo della quale veniva nominato un Archipresbyter o Arciprete. Dalla Pieve dipendevano un numero di Cappelle equivalenti le attuali Parrocchie, ma solo nella Pieve veniva amministrato il Battesimo. Inoltre, le Pievi, non erano soltanto un centro religioso nel quale ci si recava a pregare; erano anche una entità territoriale: erano il cuore della gente di campagna. Ivi si radunavano i capi famiglia per discutere e prendere decisioni sui fatti riguardanti la Comunità. Grande importanza rivestiva il Sagrato della Pieve: nei giorni di festa si tenevano canzoni religiose e profane, si aprivano le fiere, il contadino scambiava: grano, vino, miele, formaggi con stoffe e altri prodotti provenienti dalla città. Per poter approfondire alcuni argomenti come ad esempio: “su la vita di una Pieve di Romagna”, oppure ” su dove era normalmente collocata una Pieve”, è necessario fare riferimento alle descrizioni di M.Tabanelli nel libro: “Visita alle Pievi di Romagna”.

Sull’edificio sacro si sono succeduti vari interventi che hanno reso quasi del tutto irriconoscibile l’antica struttura romanica a tre navate. E’ stato lo studioso Gerola (1914) che ha descritto in un suo saggio i risultati emersi nel corso degli scavi e dei sondaggi che la Soprintendenza effettuò nel novembre del 1913. Così, come nel disegno, doveva apparire l’antica Pieve di Cesato.

Il Battistero della Pieve di Cesato. All’interno della Pieve si può ammirare un pregevole Capitello corinzio di stile bizantino, attribuito al VI° secolo, adattato a Fonte Battesimale. Oggi è ben visibile anche perché sostiene la Mensa della celebrazione eucaristica. Presenta una decorazione di influenza asiatica chiamata “ad ali di farfalla.” Il “fratello” di questo capitello si trova a Ravenna nella Chiesa di San Vitale. Un secondo capitello, databile sempre al VI° secolo funge da Ambone.

L’interno della Chiesa. L’interno della Chiesa si presenta ordinato e pulito. Va ricordato che l’Arciprete Sante Minghetti 120 anni or sono trasformò l’interno in un aspetto baroccheggiante, tenendo per quarant’anni, le impalcature e arricchendola con stucchi in gesso alabastrino, con un altare intarsiato in marmo e, in marmo, anche il pavimento nella zona del Presbiterio. Pregiate sono le Ancone negli altari della Madonna,del Sacro Cuore e della Cantoria ove sussiste un vecchio Organo non più funzionante.

La Pala del Battesimo di Gesù. Quanto si è provveduto al rifacimento del tetto, nella soffitta è stata rinvenuta una vetusta pala d’alatare con la raffigurazione del Battesimo di Gesù di autore ignoto. Lo stato del dipinto su tela è molto malmesso e ha bisogno di un sostanzioso restauro. Oggi la Chiesa vanta di possedere una Pala raffigurante Giovanni Battista, titolare della Chiesa stessa, mentre battezza Gesù, opera del pittore locale Tommasino Peroni. E’ stata collocata nell’Abside, dietro l’altare maggiore.

L’Immagine della Madonna. Nella Chiesa della Pieve di Cesato, da tanti anni, vi è la festa (terza domenica di ottobre) della B.Vergine Maria, venerata con il bel titolo di Madonna del Popolo. L’immagine è di grande bellezza, opera degli artisti Ballanti/Graziani; sembra essere vestita da un vero e proprio manto, ma in effetti è soltanto dipinto a mano con i disegni floreali di una antica pianeta, registrata e conservata nella Sacrestia.

Nel 2009, in omaggio ai tanti apicoltori della Parrocchia e d’Italia, l’Arciprete mons. Vittorio Santandrea ha commissionato la Madonna del Miele. Si tratta di una pregevole ceramica faentina opera della scultrice Benita Tampieri e decorata dalla sig.ra Anna Gorra Strocchi, ambedue già lavoranti nella Bottega di Pietro Melandi di Faenza. Si trova sistemata su di una residenza recuperata e restaurata.

Le Statue dei Santi. Nella Chiesa di Pieve Cesato vengono venerati anche i Santi: San Giuseppe, Sant’Antonio abate, San Luigi Gonzaga e Sant’Antonio di Padova. Le statue che li raffigurano sono di ottima fattura, degli artisti Giovan Battista e Francesco Ballanti Graziani di Faenza.(1762-1835).

La Cappella invernale. L’edificio era certamente una Navata laterale della Chiesa, poi dismessa per fare spazio ai Presbiteri che erano alla Pieve e che collaboravano con l’Arciprete. Dopo la recente ristrutturazione si presenta ottimamente da Cappella sempre utilizzata per le Sante Messe feriali del periodo invernale e per Incontri di carattere spirituale e formativo.

La Madonna del Miele

E’ un omaggio ai diversi apicoltori presenti nella Comunità della Parrocchia di Pieve Cesato, antica Pieve dell’Esarcato, della Diocesi di Faenza, nella Frazione del Comune di Faenza (Ra) e per la simbologia che l’ape riveste. Essa, infatti, è simbolo della vita, di una comunità, di regalità, di saggezza, di laboriosità per il bene comune, di zelo, di fedeltà, di prosperità. In Occidente l’ape è anche chiamata ” Uccello del Signore” o “della Madonna” e si può considerare simbolo dell’anima. E’ anche per questo che l’Arciprete Mons. Vittorio Santandrea, ha commissionato una pregevole immagine della “Madonna del miele” in ceramica. L’opera è stata realizzata con la particolare ‘Creta di San Cristoforo‘ che si trova nei calanchi di Brisighella nella proprietà di Umberto Santandrea, modellata dall’artista Benita Cappelli Tampieri; e decorata a pennello con antichi smalti da Anna Gorra Stocchi entrambe collaboratrici nella Bottega del celebre ceramista faentino P.Melandri. Si tratta di un pannello di cm.37 x cm.36. La Beata Vergine ha il capo coperto da un velo che nasconde, in parte, una folta capigliatura; il volto è quello sereno, ma un poco austero e preoccupato come quello di una mamma. Il Bambino Gesù è sulle ginocchia saldamente tenuto dalla Madonna; volge il suo sguardo a Lei mentre indica con la mano destra un’arnia di api che contiene il dolce miele. Cinque api stanno raccogliendo il polline dai vari fiori presenti nel prato e nei due mazzi collocati in alto. Loro stesse quasi vorrebbero poter dare il miele al Bambino Gesù.

E’ un’opera di straordinaria bellezza e di fattura assai pregevole. Gli apicoltori, così numerosi, a Pieve Cesato ma anche in tutta Italia, da oggi possono rivolgersi alla Madonna del miele, venerata con questo nuovo titolo e con la preghiera. Va detto pure che nella Parrocchia di Pieve Cesato il 29 giugno 2008, nel 40° anniversario della Ordinazione presbiterale dell’Arciprete mons. Vittorio, è stato già inaugurato un pilastrino dedicato alla ” Madonna dell’Attenzione ” con attorno 24 api in bronzo e con la dicitura: “Certatim apes volitant ad Virginis aram “.

Attività Parrocchiali

Messa di Sant’Antonio 17 Gennaio 2021 – Diretta Streaming

In occasione della Festa di Sant’ Antonio, domenica 17 gennaio, non saranno purtroppo disponibili, per motivi sanitari, i tradizionali panini. Ognuno di noi è quindi invitato a portare un panino o un pezzo di pane (opportunamente imbustato per non sbriciolare nella chiesa) che sarà benedetto al termine della santa messa delle ore 11:00.

Al termine delle S. Messa sul sagrato sarà data la benedizione anche agli animali sia di piccola che di grande taglia. Chi vuole partecipare è invitato a portare gli animali alle ore 11:50 circa.

Saluto a Don Vittorio

Queste le ultime parole che Don Vittorio ha scritto sul suo computer:

Dopo i vari casi di positività al virus nella nostra Scuola Materna e Nido, già chiusi, con senso di responsabilità e di mia spontanea iniziativa, venerdì 11 scorso, a Lugo, mi sono sottoposto all’esame del tampone molecolare. Questa mattina alle ore 9,30 ho avuto la comunicazione ufficiale della mia positività al virus e quindi sono in quarantena.
Ora mi affido alla vostra preghiera e all’aiuto di quanti possono dare nei confronti della vita pastorale della Parrocchia e, se possibile una attenzione anche per me che devo stare segregato. Per ora non ho gravi problemi se non il mio vecchio malanno alla gola.
Se non mi aggravo, continuerò a celebrare la Santa Messa da solo facendo comunque suonare le campane quale segno di gioia, di vita e di una Comunità che amo e che è sempre una bella Comunità quando si mantiene FAMIGLIA di famiglie insieme.
Il Consiglio Pastorale ha già preparato il Giornalino “La Nostra Pieve”, che sarà da distribuire…è ovvio che ci saranno dei cambiamenti nel programma delle celebrazioni che è già stato stampato.
Che la Madonna del Popolo ci mantenga la sua protezione.

Sono le 5 di sabato 19 dicembre quando ci chiami perché hai un po’ di difficoltà a respirare. Veniamo da te, chiamiamo il pronto soccorso; nell’attesa cerchiamo di rincuorarti dicendoti che stavolta avresti avuto le cure necessarie, ma tu ci dici che comunque vada, sei soddisfatto e sereno con te stesso per essere arrivato fin lì e per quello che avevi fatto nella tua lunga vita pastorale. Questa frase ce l’hai ripetuta spesso nei giorni precedenti quando venivamo a portarti le pietanze a pranzo e a cena fermandoci alcune ore per tenerti compagnia: non volevamo lasciarti solo difronte all’avanzare di questo virus che ci isola, ci lascia soli lontano dagli affetti. Nel frattempo arriva l’ambulanza e prima che si chiuda il portellone ti salutiamo con un arrivederci a presto, tu ci saluti e ci ringrazi.

Mai e poi mai avremmo pensato che questo sarebbe stato l’ultimo saluto e l’ultima volta che ci saremmo visti.

Caro don Vittorio, non è questo il modo in cui avresti voluto salutare tutti noi.
Conoscendoti avresti voluto preparare questa giornata almeno 3 mesi prima, preparando ogni dettaglio e invitando tutti i tuoi parrocchiani, amici, ex studenti e famigliari.
E invece ci hai dato solo 3 giorni, ed eccoci qui impreparati, disorganizzati e anche po’ storditi. Sei stato con noi 20 anni e avresti desiderato finire il tuo sacerdozio nella nostra parrocchia, il desiderio è reciproco, ma qualcosa non è andato secondo i nostri desideri. Eravamo ancora qui ad aspettare le benedizioni pasquali che quest’anno erano “saltate” e che era un appuntamento importante per tutta la comunità. Le persone più anziane e ammalate aspettavano con gioia questo giorno e tu ti soffermavi volentieri qualche minuto in più per dare una parola di conforto e un saluto a tutti con un sorriso.

Non ci hai dato il tempo di salutarti.

Abbiamo fatto tante cose insieme in questi 20 anni: ci siamo supportati e sopportati a vicenda. Supportati nelle tante attività che ci hanno trovato uniti e sopportati, perché, come in tutte le famiglie, gli screzi, gli scontri e le incomprensioni fanno parte del loro modo di essere.
Come amavi sempre ricordarci: “parrocchia è una famiglia di tante famiglie”.
E questa comunità ha sempre cercato di ascoltare, dialogare e trovare con te i giusti tempi e le opportune soluzioni ai vari problemi incontrati. E’ questo il segreto di aver costruito insieme e portato avanti per 20 anni la vita comunitaria.

Papa Francesco all’Angelus nel giorno della celebrazione della Sacra famiglia ci ha ricordato che: “In ogni famiglia ci sono problemi” ma ci sono sempre tre parole che vengono in soccorso: “Permesso”, per non essere invadenti, “Grazie”, per aiutarci reciprocamente, e “Scusa”.
Dire scusa, poi, prima che finisca la giornata” per evitare “le guerre fredde del giorno dopo”.

Ecco siamo qui per chiederti “scusa” per quelle cose che, la tua partenza repentina, non ci ha dato il permesso di poterle chiarire.
Hai lavorato due anni per la redazione del libro “Cronologia di lavori e restauri dal 2002 al 2020” e l’hai terminato i primi giorni del dicembre scorso (coincidenza o premonizione?).
Hai voluto lasciarci un ricordo dei tanti lavori fatti per la parrocchia e con i parrocchiani, e quindi da questo prendiamo spunto per dirti “grazie”.
Grazie per avere celebrato la S.Messa tutti i giorni festivi e feriali, per tutte celebrazioni dei Sacramenti e di averle sempre preparate al meglio.
“La messa di ogni giorno va celebrata con la stessa passione della prima e come fosse l’ultima”
Grazie per avere portato avanti la catechesi per i tanti bambini e ragazzi per la nostra parrocchia e non solo. E per averci trasmesso l’educazione religiosa avuta dai tuoi genitori, ribadendoci l’importanza della preghiera quotidiana.
Grazie per il contributo dato nel servizio della Scuola dell’Infanzia, della Scuola Materna, del doposcuola e del CREE estivo.
Grazie …. e ancora grazie.

Te ne sei andato senza che ti potessimo salutare. Fai buon viaggio nel tuo ritorno a casa.
Oggi siamo qui a salutarti, certi che sarai nella casa del Padre, lassù in quel cielo che amavi avvicinare nelle tue arrampicate.
E come spesso citavi: “Dovunque il guardo giro, immenso Dio ti vedo, nell’opere tue t’ammiro, ti riconosco in me”

E se tu non ci hai salutato, lo facciamo noi oggi: CIAO Don Vittorio!

I parrocchiani di Pieve Cesato